Pagine

mercoledì 4 aprile 2018

Gli arbitri e gli spogliatoi

Gli spogliatoi, quell'ambiente così segreto e riservato che, soprattutto per quanto concerne gli arbitri, sono veramente un luogo a dir poco segreto.
Soprattutto per chi come me, ha sempre arbitrato categorie inferiori o amatoriali, lo spogliatoio è spesso un vero e proprio rifugio dove passare in solitaria gli istanti prima del match e successivi alla conclusione della partita.
Ma oggi parliamo dello stato di salute medio di uno spogliatoio.
Già quelli riservati ai calciatori, solitamente, non brillano certo per bellezza, pulizia ed ordine.
Ma quello riservato agli arbitri, ve lo posso garantire, è solitamente il peggiore di tutti. In taluni campi si tratta di veri e propri buchi recuperati in un locale caldaia, in una cantina scalcinata o comunque in spazi angusti dove è impossibile muoversi e dove è avventuroso anche il farsi una doccia.
Difatti, fatto salvo casi eccezionali, tipo le partite estive sotto il caldo torrido, io è da anni che preferisco lavarmi poi a casa. Le possibilità di contrarre un qualunque tipo di fungo sono così alte che preferisco non rischiare. A tal proposito, consiglio a tutti i colleghi di controllare lo stato di incrostazione dei vari doccioni. Da lì, si evince facilmente quanta poca cura c'è nella pulizia degli stessi.
Ma il massimo, così come da foto che testimonia il fatto, è stato il caso della saponetta nera.
Probabilmente un residuo bellico appartenuto a chissà quale generazione di giacchette nere e lasciato lì a macerare, da almeno una quindicina di anni.
Ebbene, la saponetta nera, è proprio li a testimoniare ad ognuno di noi come certe cose non cambino mai. Il tempo, gli anni e le decadi passano, ma lo spogliatoio dell'arbitro resta comunque quell'ambiente sacro dove anche una candida saponetta ha tutto il tempo d'invecchiare, prendere colore e diventare così oggetto d'arredo e di culto di quell'antro sacro.
Amen saponetta.


martedì 6 marzo 2018

Quelli che non si presentano

Nel calcio federale è più difficile che capiti mentre, in quello amatoriale, soprattutto dopo la metà della stagione, capita spesso di dover assistere a questo triste teatrino.
Sia chiaro, nessuno è qui per giudicare anche perché, a volte, gli imprevisti sono veramente di natura seria.
Ma quando a farla da padrone diventa invece l'apatia e quella consapevolezza di non poter vincere mai, beh, il discorso è meno gradevole.

Non tanto per l'arbitro in se che, alla fine, riceve ugualmente la sua paghetta senza dover fare chissà quale sforzo ma soprattutto per gli avversari che, nonostante tutto, hanno sacrificato del loro tempo prezioso per poi ritrovarsi così, in uno spogliatoio a chiacchierare del più e del meno in attesa che i canonici minuti di attesa sanciscano il loro verdetto.

Ma se a non presentarsi è l'arbitro?

Beh, purtroppo capita anche questo. Imprevisti più o meno seri, anche in questo caso, succedono e bisogna far si d'essere sufficientemente organizzati a fronteggiarli.
A livello federale esistono veri e propri turni di copertura, un po' come la reperibilità su certi posti di lavoro.
Si viene bloccati per quel giorno, pur non avendo una specifica partita, ma si è consapevoli che se arriva la chiamata bisogna intervenire e non c'è possibilità di rinunciarvi.
A livello amatoriale è invece diverso. Il fatto d'avere spesso campi ravvicinati ed arbitri pronti a fronteggiare più di un match a serata, permette, nel caso, di spostare le pedine a disposizione del designatore (spesso arbitro anch'egli) così da colmare tutte le eventuali lacune della giornata.

In sostanza, se manca una squadra la partita non si gioca ma se manca un arbitro, qualcuno arriverà sicuramente a farvi giocare.

E questo, scusate, ma è per la nostra categoria più che un semplice vanto autoreferenziale. Per me, è la palese dimostrazione della passione e della professionalità che si cela dietro questa scelta di vita.

lunedì 6 novembre 2017

Benedetto sia il VAR

Ne avevo già parlato anni fa in questo post

quando l'introduzione del VAR fu ufficializzato mettendomi dalla parte dei favorevoli.
All'epoca mi concentrai più sul solco che avrebbe scavato tra professionismo e resto del calcio, questa volta invece, visto anche l'utilizzo effettivo, vorrei soffermarmi sulle prime impressioni.

Beh, non c'è che dire: la rivoluzione c'è ed è presente sotto gli occhi di tutti i tifosi più o meno appassionati. Anche i migliori arbitri italiani sbagliano. Come ha detto Rosetti

su 309 episodi finora passati sotto la lente delle telecamere, in 21 occasioni si è cambiata opinione ammettendo la svista (o l'errore).
Quindi ben venga il VAR. Ben venga soprattutto a questi livelli nazionali ed internazionali dove non è accettabile che per una svista d'umana comprensione ci si debba rimettere addirittura una qualificazione d'una intera nazione.

Certo, ci vorrà ancora chissà quanto tempo prima che il sistema si diffonda ma lo scenario sembra ormai chiaro. Il calcio sta prendendo la strada di altri sport professionistici (NBA, NFL, NHL, ecc...) e presto ci troveremo di fronte ad uno sport fatto da professionisti, per professionisti dove girano miliardi di interessi di altri professionisti e poi tutta una serie di sport dilettanti ed amatoriali fatti per coloro che vogliono imitare le gesta dei professionisti ma sempre con l'obiettivo di divertirsi.
Se davvero la cultura generale diventerà questa, ecco, forse si che saremo di fronte alla vera rivoluzione.
Quando finalmente anche chi gioca a calcio a livelli più bassi (per non dire a livelli amatoriali) si renderà conto che non è un professionista e che l'arbitro del suo livello è umano tanto quanto quello dei professionisti e quindi si, può sbagliare, forse potremo tornare ad annovare il calcio tra gli sport dove la competizione è stimolante ma non è l'unico scopo da perseguire.

Utopia forse ma se si guarda a quanti passi avanti ha fato il regolamento negli ultimi cento anni ed a quanti ne ha fatti la tecnologia a supporto, non ci resta che ben sperare. 

domenica 5 novembre 2017

Una piccola pausa ed il ritorno in campo

È così anche per gli arbitraggi. Ci sono momenti dove si è sommersi e non si riesce a dedicare il tempo necessario e ci sono altri momenti dove invece si può dare il massimo. Ma se c'è la volontà, quella vera, nessun ostacolo può fermarla. Magari resta lì latente, dando le giuste priorità a cose più urgenti ma poi torna roboante a farsi sentire.
Così è stato il finale di scorsa stagione e così sembra essere l'inizio di questa nuova. 
Spero di riuscire a portarvi molti più contenuti di quanti non sono riuscito a portare nell'ultimo anno. 
Ma era praticamente impossibile ritagliarsi ulteriore tempo anche per questo.
Grazie per il supporto!

lunedì 24 aprile 2017

Episodi simpatici e non...(2)


Per quel che mi riguarda, arbitrare è anche un rito che si ripete ad ogni partita.
Rito fatto di tanti piccoli gesti, tanti piccoli accorgimenti che sono andati ad affinarsi nel corso del tempo al punto da diventare veri e propri automatismi.
La posizione degli oggetti che fanno da corredo ad esempio. 
Per anni ho sperimentato vari sistemi fino ad arrivare a quello che è il mio outfit definitivo.
La matita del taccuino ad esempio. Pensare di mantenerla a lungo nella posizione originale è un'utopia. Lo scomparto a lei riservato all'interno del taccuino è sempre inadeguato oltreché scomodo soprattutto nelle giornata di pioggia.
Così, dopo averne perse di svariate sui campi, ho optato per una soluzione decisamente più artigianale e pratica. 
Tra le mani, un arbitro, finisce per avere sempre il fischietto e, appunto, taccuino e relativa matita.
Il fischietto oltre ad essere elemento fondamentale è necessario che sia anche facilmente accessibile.
Così mi son dotato di banale collarino al quale ho assicurato il fischietto e, ad un'altezza ben precisa, ho attaccato la matita con del nastro adesivo così da averla sempre a portata di mano (e non è un modo di dire...).

martedì 25 ottobre 2016

Gli arbitri e "ma come fischi"?


Partiamo da un concetto base e piuttosto banale. Il fischietto (e quindi il fischio) è in assoluto lo strumento principale di ogni arbitro. Ma, se lo strumento è uguale per tutti, non si può 
certo dire che tutti lo utilizzino alla stessa maniera. Anzi...

Saper fischiare è importantissimo e può veramente far la differenza durante la direzione di una gara soprattutto se vivace e combattuta.
I giocatori recepiscono anche solo a livello inconscio e capiscono se il nostro è il fischio di uno che si trova lì per caso oppure se anche l'arbitro sta facendo veramente parte integrante della partita. Perché è vero che le manie di protagonismo sono alquanto sgradite ma è altrettanto vero che ci sono momenti in cui è doveroso essere presenti in tutte le forme disponibili ivi compresa quella di un bel fischio diretto e forte. 

domenica 11 settembre 2016

Arbitri, sceriffi o Santa Inquisizione

Il rientro in campo per la stagione 2016-2017 è ormai dietro l'angolo e, come tanti sanno, preceduto dalle solite riunioni.
Questa sera ci tengo a ricordare una cosa, soprattutto agli arbitri amatoriali: è vero che noi dobbiamo far rispettare un regolamento e che dovremmo essere inflessibili ma è anche vero che se il mondo diventasse di colpo perfetto, così come pretendiamo di essere noi, non ci sarebbe bisogno di arbitri. Le partite finirebbero tutte senza mai problemi di sorta. Perciò non dimenticate mai che noi siamo in campo per decidere e che le regole, per quanto dettagliate, non possono coprire tutti i casi del campo. Perciò facciamo si che i disonesti dello sport non sporchino il mondo senza dimenticarsi mai che se noi siamo i primi a non averne voglia, possiamo anche evitarci quella che diventerebbe solo una tortura.
Grazie!

domenica 19 giugno 2016

Gli arbitri e la moviola in campo

Eh si, in virtù delle novità che la FIFA sta per introdurre, credo sia d'uopo che anche il sottoscritto esprima il proprio parere a riguardo per quanto oltremodo superfluo.
Favorevole o contrario?
Se dovessi rispondere così, a bruciapelo, direi favorevole ma nutro comunque più di una riserva sull'utilizzo di questo strumento.
Prima di tutto per un principio stupido ma che reputo non di secondo piano: questa possibilità ce l'avrà solo chi arbitra a certi livelli. Questo significa che si scaverà un solco ancora più profondo tra il 95% degli arbitri che giornalmente vanno a calpestare i campi del mondo e coloro che, invece, hanno avuto la bravura (e la fortuna) di arrivare nell'Olimpo degli arbitri professionisti.
È vero anche che a quei livelli girano ormai talmente tanti milioni e così tanti interessi che è ormai anacronistico pensare che solo un paio d'occhi (o, con la sestina completa, sei paia d'occhi) possano essere in grado di non perdere nulla e di non sbagliare.
Ma questo in cosa si tradurrà?

giovedì 14 aprile 2016

Le partite da seggiolone

Si, ci sono serate nelle quali invidio gli arbitri del tennis piuttosto che della pallavolo.
Non tanto perché più privilegiati di noi ma perché non hanno bisogno di restare in campo anche quando le partite sono davvero brutte, di basso livello e per niente stimolanti.

Perché capita anche questo di tanto in tanto.

Costanti lanci lunghi dalla difesa all'attacco che si perdono inevitabilmente sul fondo del campo o, peggio ancora, ai lati dello stesso.
E tu, arbitro, lì nel mezzo a veder sorvolare il pallone sulla tua testa consapevole che nessuno riuscirà a stopparlo in tempo.
Finisce quindi che passi la serata quasi immobile, a metà del campo ad osservare lo spettacolo al limite del deprimente e privo di qualsivoglia agonismo di sorta.

Una tristezza inenarrabile si attanaglia al punto che ti viene da concentrarti di più sul costante gracidio delle rane che accompagna il match piuttosto che prestare attenzione al nulla che sta accadendo in campo.

Ecco, in casi come questi non disdegnerei arbitrare quella partita dall'alto d'un seggiolone.
La visuale sarebbe la stessa e, anzi, sarei sicuramente molto meno d'impiccio per quelle pochissime e rarissime azioni sviluppatesi nell'arco del tempo regolamentare.
Ma niente, non si può.

Ed alla fine prendi la decisione. Correrai. Un po' come decise di fare Forrest Gump nell'omonimo film. Pur avendo la consapevolezza che non servirà a nulla perché tanto nessun pallone verrà realmente conteso tu vorrai essere lì, quanto più vicino possibile per vederlo rotolare miseramente fuori.

E poi passaggio laterale del portiere al primo difensore vicino ed ennesimo lancio lungo.


Corri arbitro, corri...

lunedì 8 febbraio 2016

Gli arbitri e le bestemmie...

In alcuni precedenti post avevo un po’ criticato il chiaroscuro di talune regole che, non essendo specifiche, finiscono inevitabilmente per creare equivoci e confusione con ripercussioni sulla gestione della partita.

Questa zona d’ombra però non v’è nel caso delle bestemmie. Questo è uno di quei casi dove la regola è chiara e precisa e prevede l’espulsione diretta quando questa viene proferita in campo.

Qual è quindi il problema di questa regola, soprattutto nella gestione delle partite dei campionati amatoriali?
Qui, ad essere in chiaroscuro è il linguaggio che è talmente intriso di sfumature ed è talmente variegato da zona a zona che definirne dei limiti diventa veramente difficile.
Così, anche una regola chiara e precisa come questa, deve necessariamente sottostare al buon senso dell’arbitro che dovrà essere in grado di cogliere le suddette sfumature nel tentativo di non compromettere la partita che è poi l’unica vera protagonista da tutelare alla fine del discorso.

giovedì 28 gennaio 2016

Gli arbitri e la figura pubblica

Questo post nasce dal commento ricevuto nelle scorse settimane che mi ha dato un ottimo spunto riflessione sull'arbitro e sulla figura pubblica che oggi rappresenta.

Come già spiegato nella risposta, la mia scelta dell'anonimato non fu dettata da alcun tipo d'imposizione.

Optai semplicemente per questa forma soprattutto per evitarmi tutto l'iter burocratico relativo ad autorizzazioni varie ed eventuali con ulteriore rischio annesso che, taluno dei protagonisti degli episodi, potesse in qualche modo essere riconosciuto.

Insomma, una scelta di comodo da un lato che mi ha comunque permesso di esprimermi senza tanti problemi e, soprattutto, in assoluta libertà.

In fondo cambia davvero qualcosa sapere se io sono Mario Rossi o Claudio Bianchi?

E cambia davvero qualcosa sapere se la squadra in questione è il Team A piuttosto che il Team B?

Direi proprio di no. 

domenica 27 dicembre 2015

Gli arbitri ed il coinvolgimento

A seguito del mio esordio come arbitro di Futsal (calcio a 5), sempre a livello amatoriale, ho avuto l'occasione di collaborare con un collega che è un vero e proprio decano dell'arbitraggio dall'alto della sua ultratrentennale esperienza.
Oltre al piacere di condividere spogliatoio, decisioni e complimenti finali, c'è stata anche l'occasione di fare una bella chiacchierata sull'atteggiamento da tenere in campo. E non gli si può dare torto sul discorso del coinvolgimento. Come io parlo di voglia di arbitrare è altresì vero che dimostrarsi coinvolti da quanto succede in campo, aiuta e migliora il nostro stile di arbitraggio perché gli stessi giocatori si rendono conto che anche noi ci teniamo a quello che stiamo facendo.
Perciò è meglio tenerlo sempre a mente. Anche e soprattutto perché nessuno ci obbliga a farlo, quindi è doveroso essere ben predisposti e contenti di andare.
Ne approfitto per augurarvi buone feste!
Grazie!

mercoledì 11 novembre 2015

Parla solo il capitano...

Chi gioca da qualche decennio avrà sentito questa frase più d’una volta.
C’era un tempo infatti in cui noi giacchette nere eravamo giudici pressoché inattaccabili sul campo al punto da poterci permettere il lusso di zittire e censurare tutti coloro che non fossero il “capitano” appunto.
Ora, in verità non è mai stato realmente così ma era comunque un argomento in più al quale appellarsi nel caso di proteste o comportamenti spropositati.

Cos’è quindi cambiato nel corso degli anni?

mercoledì 28 ottobre 2015

Assistenze

Sarò breve. Ci tenevo a ringraziare Max Gazzè e la sua canzone, "La Vita Com'è", per la compagnia fattami durante la partita di stasera.
Fare l'assistente, in partite come quella appena passata, non è mai troppo divertente.
Ma farlo continuando a canticchiare la sua canzone è stato consolatorio.
E per fortuna abbiamo scongiurato la pioggia!

mercoledì 30 settembre 2015

Gli arbitri e i soldi...

«Quanto guadagni?»

Magari non così direttamente ma capita sempre più spesso, soprattutto nel livello amatoriale dove arbitro ora, che i giocatori s'interessino della questione.
Ed è in effetti un bel quesito se non si pensa al mero e cinico lato economico.
Lo premetto sin da subito: nell’arco dei miei quindici anni di esperienza arbitrale posso affermare che il gioco non vale assolutamente la candela se uno pensa di sbancare usando questa scorciatoia.
Si guadagna veramente poco, soprattutto all’inizio. E se non ci fosse la passione di base (oserei dire quasi una vocazione) non si riuscirebbe a resistere per più di un anno.
A livello federale, neanche a dirlo. Non so a quanto ammonti oggi il rimborso chilometrico ma dubito sia lievitato così tanto da rendere appetibile l’esperienza.
 

lunedì 24 agosto 2015

Settembre si avvicina...

...e con esso anche una nuova stagione di pura passione amatoriale.
Fare l'arbitro è anche e soprattutto questo. Maledire quelle serate di pioggia e vento che ti fanno pensare "chi me lo ha fatto fare..." salvo però poi ritrovarsi nel pieno delle vacanze estive con la voglia di ricominciare a fischiare sul terreno di gioco.
È una passione vera, quasi una vocazione dalla quale non ci si riesce più a scindere laddove è davvero sentita. In bocca al lupo a tutti, professionisti che hanno già cominciato ed amatori che andranno a cominciare. Che sia prodiga di successi e soddisfazioni questa nuova stagione.

giovedì 28 maggio 2015

Gli arbitri e la fine stagione

È quasi giunta l'ora dei classici bilanci sportivi di fine stagione calcistica.
Il rientro così tanto desiderato nel corso degli ultimi anni laddove ero obbligato a rinunciare a questa passione sembra già perdersi nei meandri dei ricordi.
D'altronde, a conti fatti, ho superato le ottanta partite ufficiali e se conteggio anche i tornei dove non
si fa rapporto andiamo ben oltre le cento partite.
Insomma, è quasi normale che il giorno del rientro sembri così lontano.
Anche le finali stanno per terminare, si arbitra finalmente anche in compagnia nelle terne delle finali e già si pensa agli ultimi tornei estivi ed alla stagione che verrà.

Il bilancio, per quel che mi riguarda, è oltremodo positivo. Il rientro non è stato traumatico anzi mi son ritrovato molto più in forma di quando avevo smesso (ormai più di tre anni fa) ed ancora più maturo nelle decisioni. Il tempo atmosferico è stato incredibilmente clemente facendomi arbitrare pochissime partite sotto l'acqua torrenziale ed ancora meno al freddo dei classici venti invernali che battono da queste parti.
Tante partite positive senza ammoniti e senza espulsi e solo una gara dove ho veramente arbitrato male andando in confusione persino nel dare il risultato in campo, a pochi minuti dalla fine, salvo poi dover rettificare ad una delle due squadre che non solo era stata rimontata nel finale fino al pareggio ma che aveva addirittura perso.
Esperienze anche queste che non fanno altro che aumentare il bagaglio personale e far si che non ci senta mai arrivati in questo settore che spaccia, purtroppo, parecchi fenomeni da baraccone che sanno sempre tutto loro meglio di tutti.

In conclusione, un abbraccio ed un saluto a chi è passato da queste parti. Nei limiti del possibile sarà mia premura comunque aggiornarvi su quello che capiterà e nel condividere il sapere acquisito nel corso degli ultimi quindici anni di arbitraggi sia in federazione che amatoriali.

Grazie.

giovedì 16 aprile 2015

Gli arbitri e le "serate no..."

Gli attaccanti sbagliano i goal, i centrocampisti sbagliano i passaggi, i difensori le marcature ed anche ai portieri capita di sbagliare le uscite e non prendere il pallone.
Li accomuna il fatto d'essere umani con tutta la complessità che li contraddistingue.
Neanche l'arbitro ne è esente. Ed è capitato e sicuramente capiterà ancora di inciampare nella classica "serata no" dove ogni decisione presa è discutibile per non dire sbagliata. Perché sbagliare è umano
ed è parte di ciò che ci rende diversi gli uni dagli altri.
Solitamente, queste serate, non diventano tali nell'arco della partita: cominciano sin dal principio in maniera anomala come arrivare in ritardo al campo per colpa di qualche imprevisto piuttosto che altri potenziali ostacoli che si possono incontrare nella fase di preparazione della stessa. 
E tutte queste interferenze finiscono inevitabilmente per influenzare il comportamento dell'arbitro che, per quanto tenti di restare comunque tranquillo, non può essere davvero concentrato al cento per cento come se nulla fosse successo.
Ed allora, come rimediare? 
Prima di tutto bisogna acquisire consapevolezza e sicurezza dei propri mezzi. La serata nasce storta? Per quanto sia difficile cerchiamo di mantenere la calma e l'equilibrio prima di tutto nei confronti di noi stessi. Continuniamo a commettere errori a detta di entrambe le squadre? Non importa. Noi siamo lì proprio per decidere e dobbiamo essere convinti di ciò che decidiamo. D'altronde, soprattutto in campo amatoriale dove non ci sono interessi in ballo, ma che guadagno possiamo mai avere nel decidere a favore o contro qualcuno? 
Convinciamoci di questo. Noi decidiamo e decideremo sempre ed a prescindere di chi abbiamo di fronte. Perciò evitate che la vostra sicurezza venga in qualche modo minata da chi è in campo. Perché a quel punto, una potenziale "serata no", rischia davvero di trasformarsi in un momento sgradevole per tutti: giocatori, tifosi ed anche per noi consapevoli di non essere stati in grado di gestire la situazione.
E come tutte l'esperienze, anche questa è necessaria per crescere, migliorarsi e cercare d'evitare che la cosa si ripeta di nuovo.

domenica 15 marzo 2015

Gli arbitri e la "distanza giocabile"


Quello della distanza giocabile è un altro di quei momenti che non si possono sottovalutare in una partita.
Soprattutto quando ci si ritrova di fronte a giocatori che, consci della problematica, non perdono occasione per testare i nervi degli avversari e dell’arbitro cercando sempre le ripartenze il più rapide possibili.
Sia chiaro, è un loro sacrosantissimo diritto a leggere il regolamento ma è altresì vero che questo quando viene riadattato sui campi del calcio a sette amatoriale può diventare un grosso problema.
I campi sono molto più piccoli ed una punizione che potrebbe essere innocua in un campo regolare a undici può invece diventare una buona occasione da rete in un campo a sette (sempre che non sia un campo a cinque riciclato come campo a sette…)
Ora, essendo fuori dal giro federale da un po’, non so se sia cambiata la normativa che regola la distanza con l’introduzione della bomboletta. Prima di tutto ciò (ed è ciò che a tutt’oggi accade in tutti i campi delle serie inferiori ed amatoriali) si stabiliva un accordo più o meno implicito tra calciatori ed arbitro. Se tu mi chiedi la distanza, allora fischio io e permetti all’avversario di piazzare la barriera alla distanza regolamentare.
Se tu non chiedi nulla puoi partire quando ti pare e piace, senza fischio ma non puoi pretendere che tutti siano alla distanza regolamentare.
 
Nasce quindi da questa follia (si, mi permetto di giudicarla dopo tanti anni di esperienza) il concetto di distanza “giocabile”. Che non vuol dire nulla visto che non è una norma ma un concetto astratto a discrezione dell’arbitro.
Non ci vuole certo un genio per capirne l’origine. In una partita di calcio, molto spezzettata, il dover fischiare per ogni ripresa di gioco sarebbe effettivamente estenuante e rischierebbe di distruggere per davvero il ritmo oltre a rendere il gioco tremendamente noioso.

lunedì 9 marzo 2015

Un saluto ad un collega

Fa sempre male leggere di scomparsi premature.
Soprattutto quando capitano ai colleghi che ritornano dai campi e nulla possono contro il destino.
È capitato anche anche a me, mentre mi recavo ad una partita.
Per fortuna ne sono uscito completamente indenne a livello fisico ed i danni materiali all'automobile, a quel punto, erano il meno dei problemi.

Riposa in pace.

http://www.gazzetta.it/Calcio/09-03-2015/morto-arbitro-colosimo-torino-schianto-tangenziale-11048982288.shtml