È quasi giunta l'ora dei classici bilanci sportivi di fine stagione calcistica.
Il rientro così tanto desiderato nel corso degli ultimi anni laddove ero obbligato a rinunciare a questa passione sembra già perdersi nei meandri dei ricordi.
D'altronde, a conti fatti, ho superato le ottanta partite ufficiali e se conteggio anche i tornei dove non
si fa rapporto andiamo ben oltre le cento partite.
Insomma, è quasi normale che il giorno del rientro sembri così lontano.
Anche le finali stanno per terminare, si arbitra finalmente anche in compagnia nelle terne delle finali e già si pensa agli ultimi tornei estivi ed alla stagione che verrà.
Il bilancio, per quel che mi riguarda, è oltremodo positivo. Il rientro non è stato traumatico anzi mi son ritrovato molto più in forma di quando avevo smesso (ormai più di tre anni fa) ed ancora più maturo nelle decisioni. Il tempo atmosferico è stato incredibilmente clemente facendomi arbitrare pochissime partite sotto l'acqua torrenziale ed ancora meno al freddo dei classici venti invernali che battono da queste parti.
Tante partite positive senza ammoniti e senza espulsi e solo una gara dove ho veramente arbitrato male andando in confusione persino nel dare il risultato in campo, a pochi minuti dalla fine, salvo poi dover rettificare ad una delle due squadre che non solo era stata rimontata nel finale fino al pareggio ma che aveva addirittura perso.
Esperienze anche queste che non fanno altro che aumentare il bagaglio personale e far si che non ci senta mai arrivati in questo settore che spaccia, purtroppo, parecchi fenomeni da baraccone che sanno sempre tutto loro meglio di tutti.
In conclusione, un abbraccio ed un saluto a chi è passato da queste parti. Nei limiti del possibile sarà mia premura comunque aggiornarvi su quello che capiterà e nel condividere il sapere acquisito nel corso degli ultimi quindici anni di arbitraggi sia in federazione che amatoriali.
Grazie.
giovedì 28 maggio 2015
giovedì 16 aprile 2015
Gli arbitri e le "serate no..."
Gli attaccanti sbagliano i goal, i centrocampisti sbagliano i passaggi, i difensori le marcature ed anche ai portieri capita di sbagliare le uscite e non prendere il pallone.
Li accomuna il fatto d'essere umani con tutta la complessità che li contraddistingue.
Neanche l'arbitro ne è esente. Ed è capitato e sicuramente capiterà ancora di inciampare nella classica "serata no" dove ogni decisione presa è discutibile per non dire sbagliata. Perché sbagliare è umano
ed è parte di ciò che ci rende diversi gli uni dagli altri.
Solitamente, queste serate, non diventano tali nell'arco della partita: cominciano sin dal principio in maniera anomala come arrivare in ritardo al campo per colpa di qualche imprevisto piuttosto che altri potenziali ostacoli che si possono incontrare nella fase di preparazione della stessa.
E tutte queste interferenze finiscono inevitabilmente per influenzare il comportamento dell'arbitro che, per quanto tenti di restare comunque tranquillo, non può essere davvero concentrato al cento per cento come se nulla fosse successo.
Ed allora, come rimediare?
Prima di tutto bisogna acquisire consapevolezza e sicurezza dei propri mezzi. La serata nasce storta? Per quanto sia difficile cerchiamo di mantenere la calma e l'equilibrio prima di tutto nei confronti di noi stessi. Continuniamo a commettere errori a detta di entrambe le squadre? Non importa. Noi siamo lì proprio per decidere e dobbiamo essere convinti di ciò che decidiamo. D'altronde, soprattutto in campo amatoriale dove non ci sono interessi in ballo, ma che guadagno possiamo mai avere nel decidere a favore o contro qualcuno?
Convinciamoci di questo. Noi decidiamo e decideremo sempre ed a prescindere di chi abbiamo di fronte. Perciò evitate che la vostra sicurezza venga in qualche modo minata da chi è in campo. Perché a quel punto, una potenziale "serata no", rischia davvero di trasformarsi in un momento sgradevole per tutti: giocatori, tifosi ed anche per noi consapevoli di non essere stati in grado di gestire la situazione.
E come tutte l'esperienze, anche questa è necessaria per crescere, migliorarsi e cercare d'evitare che la cosa si ripeta di nuovo.
domenica 15 marzo 2015
Gli arbitri e la "distanza giocabile"
Quello della distanza giocabile è un altro di quei momenti che non si possono sottovalutare in una partita.
Soprattutto quando ci si ritrova di fronte a giocatori che, consci
della problematica, non perdono occasione per testare i nervi degli
avversari e dell’arbitro cercando sempre le ripartenze il più rapide
possibili.
Sia chiaro, è un loro sacrosantissimo diritto a leggere il
regolamento ma è altresì vero che questo quando viene riadattato sui
campi del calcio a sette amatoriale può diventare un grosso problema.
I campi sono molto più piccoli ed una punizione che potrebbe essere
innocua in un campo regolare a undici può invece diventare una buona
occasione da rete in un campo a sette (sempre che non sia un campo a
cinque riciclato come campo a sette…)
Ora, essendo fuori dal giro federale da un po’, non so se sia
cambiata la normativa che regola la distanza con l’introduzione della
bomboletta. Prima di tutto ciò (ed è ciò che a tutt’oggi accade in tutti
i campi delle serie inferiori ed amatoriali) si
stabiliva un accordo più o meno implicito tra calciatori ed arbitro. Se
tu mi chiedi la distanza, allora fischio io e permetti all’avversario di
piazzare la barriera alla distanza regolamentare.
Se tu non chiedi nulla puoi partire quando ti pare e piace, senza
fischio ma non puoi pretendere che tutti siano alla distanza
regolamentare.
Nasce quindi da questa follia (si, mi permetto di giudicarla dopo
tanti anni di esperienza) il concetto di distanza “giocabile”. Che non
vuol dire nulla visto che non è una norma ma un concetto astratto a
discrezione dell’arbitro.
Non ci vuole certo un genio per capirne l’origine. In una partita
di calcio, molto spezzettata, il dover fischiare per ogni ripresa di
gioco sarebbe effettivamente estenuante e rischierebbe di distruggere
per davvero il ritmo oltre a rendere il gioco tremendamente
noioso.
lunedì 9 marzo 2015
Un saluto ad un collega
Fa sempre male leggere di scomparsi premature.
Soprattutto quando capitano ai colleghi che ritornano dai campi e nulla possono contro il destino.
È capitato anche anche a me, mentre mi recavo ad una partita.
Per fortuna ne sono uscito completamente indenne a livello fisico ed i danni materiali all'automobile, a quel punto, erano il meno dei problemi.
Riposa in pace.
http://www.gazzetta.it/Calcio/09-03-2015/morto-arbitro-colosimo-torino-schianto-tangenziale-11048982288.shtml
Soprattutto quando capitano ai colleghi che ritornano dai campi e nulla possono contro il destino.
È capitato anche anche a me, mentre mi recavo ad una partita.
Per fortuna ne sono uscito completamente indenne a livello fisico ed i danni materiali all'automobile, a quel punto, erano il meno dei problemi.
Riposa in pace.
http://www.gazzetta.it/Calcio/09-03-2015/morto-arbitro-colosimo-torino-schianto-tangenziale-11048982288.shtml
lunedì 23 febbraio 2015
Gli arbitri e "domani andiamo a lavorare..."
Questa è un'altra di quelle frasi tipiche che ci si sente dire soprattutto nei campionati amatoriali.
Ne è passato di tempo e, sinceramente, ancora oggi non ho ben capito cosa vuole sottointendere chi la pronuncia.
Mi ha sempre fatto troppo ridere.
Perché un avversario dovrebbe limitarsi nei contrasti solo perché "domani andiamo tutti a lavorare"?
Eppure, non ci si crede. Una partita si ed una no spunta sempre l'irriducibile di turno che se la gioca convinto di influenzare chissà chi e chissà cosa con questo attempato tentativo.
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